Caldaia A Condensazione Scarico Fumi Condominio

Caldaia A Condensazione Scarico Fumi Condominio caldaia a condensazione scarico fumi condominio

Approfondimento: lo scarico a parete dei fumi da riscaldamento che scaricava i prodotti della combustione nella canna fumaria condominiale, posta necessario installare caldaie di tipo C tradizionale o a condensazione. Distanze minime scarichi a parete dei fumi della caldaia da balconi e finestre Devo istallare caldaia a condensazione in condominio il mio. Distanze delle canne fumarie dalle finestre degli altri condomini? Questo perché i fumi delle caldaie a condensazione sono acidi e devono. Lo scarico a parete con caldaia a condensazione è possibile, nel rispetto della Lo scarico a parete in condominio, con riscaldamento autonomo, non è fumaria a tetto, lo scarico dei fumi a parete è una soluzione possibile. Uno scarico a "parete" potrebbe essere possibile a determinate condizioni, I fumi della UNIQA possono essere scaricati nella canna fumaria esistente Preferisco installare una caldaia a condensazione, ma i condomini mi.

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Continua nella lettura dell'articolo per vedere passo passo come installare una nuova caldaia o sostituire quella esistente. La Caldaia a condensazione è obbligatoria? Questo vale per tutte le caldaie fino a KW di potenza, indipendentemente dalla tecnologia che utilizzano. Questo parametro rende di fatto la caldaia a condensazione obbligatoria.

Infatti, Sia le caldaie tradizionali a tiraggio che le caldaie a camera stagna non a condensazione sono al di sotto della soglia di efficienza media consentita. Vi sono alcuni accorgimenti legati alla canna fumaria e ai canali di scarico che possono rendere più adatte alcune posizioni e meno altre, ma se un installatore affermasse che è impossibile installare una caldaia a condensazione in una data abitazione, il consiglio più sensato sarebbe di sentire un altro installatore.

Caldaia a condensazione interna o esterna La prima cosa da decidere è se installare la caldaia a condensazione in interno o in esterno.

Inviato: gio lug 13, pm Iscritto il: gio ott 31, am Messaggi: 16 Boba intervengo nuovamente dopo aver letto con maggiore attenzione le norme e quanto da te riportato poco sopra.

Quello che citi non è l'art.

Si tratta invece dell'art. Il caso che prendi in esame, ovverosia quello di cui alla lettera "c ", fa riferimento ad una ipotesi di esenzione fondata sulla asseverazione da parte di un progettista, dell'impossibilità tecnica a realizzare lo sbocco sopra il colmo del tetto. In effetti tuttavia la realizzazione dello sbocco sopra il colmo del tetto, se pur antieconomica e complessa, non è impossibile.

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Mi sembra invece che l'ipotesi di cui alla successiva lettera "d " sia quella che meglio si adatta al mio caso concreto. Questa ipotesi di esenzione ricordo infatti che ricorre nei casi in cui "si procede alle ristrutturazioni di impianti termici individuali già esistenti, siti in stabili plurifamiliari, qualora nella versione iniziale non dispongano già di camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione con sbocco sopra il tetto dell'edificio, funzionali e idonei o comunque adeguabili alla applicazione di apparecchi a condensazione; " I requisiti sembrano dunque essere i seguenti: - Ristrutturazioni di impianti termici individuali [FORSE CI SIAMO] - Stabili plurifamiliari [CI SIAMO] - Mancanza di predisposizione di canne fumarie et similia idonee [CI SIAMO] - Non adeguabili delle canne fumarie et similia preesistenti [CI SIAMO] Quindi, piuttosto che chiedere a un termotecnico di farmi una dichiarazione non veritiera Mi sembra a tal proposito che l'unico nodo da sciogliere sia quello relativo alla sussistenza o meno di "Ristrutturazione di impianto termico individuale".

La sostituzione della caldaia, è una ristrutturazione di impianto termico individuale oppure no?

È dunque errata, sotto il profilo logico e giuridico, sia la affermata inesistenza dell'interesse della società a chiedere al condominio l'assenso alla installazione della canna fumaria sul muro condominiale, sia l'affermata inopportunità di condizionare nei termine innanzi indicato il contratto preliminare di locazione. Parimenti incongruente, sotto il profilo logico-giuridico, è la terza considerazione svolta dalla Corte d'appello Esclusa la risarcibilità del danno emergente derivante dall'acquisto della canna fumaria, in quanto evitabile con l'ordinaria diligenza, la Corte ha invece ritenuto che compete alla società il danno da lucro cessante per i mesi successivi alla delibera assembleare e per tutto il periodo in cui l'immobile rimase sfitto, mentre ha negato la risarcibilità della minore convenienza del contratto successivo.

Nel caso di specie si applicano l'art. Questa ha infatti liquidato il danno da lucro cessante per i mesi successivi alla delibera assembleare, costituente il fatto produttivo del danno, considerando le mensilità dalla data alla quale era stata differita la vigenza dei contratto di locazione stipulato col terzo, e per tutto il periodo il cui l'immobile rimase sfitto, per In importo mensile di lire Si è invece escluso che possa costituire danno risarcibile, parametrabile all'intera durata del rapporto, la minore convenienza del contratto successivamente stipulato, con altro conduttore, con un canone inferiore di lire 3ooo.

Ma tali valutazioni attengono al merito, che non compete alla Suprema Corte di Cassazione.

Il condomino non ha alcun diritto al mantenimento dell'impianto: se esso manca della necessaria relazione di accessorietà con l'unita immobiliare, ossia la destinazione all'uso o al servizio con la medesima, quando non vi sia alcun collegamento strumentale, materiale e funzionale.

Il presupposto per l'attribuzione della proprietà comune in favore di tutti i compartecipi viene meno, difatti, se le cose, gli impianti, i servizi di uso comune, per oggettivi caratteri strutturali e funzionali, siano necessari per l'esistenza o per l'uso ovvero siamo destinato all'uso o al servizio di alcuni soltanto dei piani o porzioni di piano dell'edificio.

L'assemblea decideva ed ordinava la demolizione della parte finale della canna fumaria e la chiusura della medesima a seguito della trasformazione dell'impianto di riscaldamento da centralizzato in autonomo.

Il proprietario della canna chiedeva l'annullamento della delibera poiché pregiudicava il suo diritto all'utilizzo di tale impianto, consolidatosi mediante il collegamento operato con il camino posto in un locale al piano terra di sua proprietà non servito dall'impianto di riscaldamento.

Normativa, progettazione, installazione e manutenzione di canne fumarie per caldaie a condensazione

Mentre la Corte d'Appello, riformando la pronuncia di primo grado, aveva rigettato la domanda proposta dall'attuale ricorrente, stante l'accertato pericolo di crollo della struttura e considerando il mancato utilizzo dello stesso da parte degli altri condomini. Si è quindi escluso che l'utilizzazione della canna fumaria, per lo scarico dei fumi dal camino realizzato nei magazzino a piano terra, rientrasse in un'ipotesi di uso frazionato della cosa comune, non essendo l'impianto termico e la canna fumaria, per oggettivi caratteri strutturali e funzionali, a servizio di quel locale.

Nessuna condominialità sussiste e pertanto il ricorso va rigettato. L'amministratore affida ad una società di risanamento e installazione canne fumarie, l'incarico di eseguire video ispezioni per verificarne lo stato e le condizioni di esercizio e approntare una relazione tecnica, prima di procedere alla Sua installazione e collegare l'impianto di scarico fumi alla canna fumaria collettiva dell'intero Condominio.