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Storia[ modifica modifica wikitesto ] Testa di Medusa , particolare della cancellata di Palazzo Reale. Il palazzo, destinato a residenza ducale, venne progettato tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento da Ascanio Vittozzi. Alla morte di quest'ultimo, i lavori vennero affidati, durante la reggenza di Cristina di Francia , a Amadeo di Castellamonte. La facciata presenta una parte centrale affiancata da due ali più alte, secondo il progetto seicentesco di Carlo Morello.

Le sale del piano nobile sono decorate dalle immagini allegoriche che celebrano la dinastia reale, realizzate dalle mani di diversi artisti. Alla fine del Seicento Daniel Seiter viene chiamato per affrescare il soffitto della Galleria, che verrà chiamata anche Galleria del Daniel, e Guarino Guarini edifica la Cappella della Sindone per ospitare la preziosa reliquia.

Per chi vuole pianificare un weekend nella splendida città piemontese abbiamo a disposizione una piccola guida e cartina del centro di Torino da poter stampare o portare con voi sui vostri dispositivi mobili. Ci sono informazioni pratiche, informazioni utili per affrontare il viaggio, aeroporti, da fare e da vedere, la vita notturna, i pub e i ristoranti, informazioni su negozi e shopping ed anche una cartina del centro con un piccolo stradario.

Dove trovo la Guida e cartina del centro di Torino? Potete scaricare gratuitamente e senza alcuna registrazione la nostra guida di Torino cliccando direttamente sul bottone qui in basso.

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La guida è specifica del centro storico e non delle zone limitrofe. Cosa trovo nella guida? Troverete tante foto, una top 5 dei luoghi più visitati, i luoghi da vedere e le cose da fare a Torino.

La massiccia parte inferiore, quella rimasta esclusivamente in muratura , inizia con una base quadrata, con lato lungo 50 metri, di dimensioni maggiori rispetto ai moduli sovrapposti.

L'ingresso di via Montebello 20 viene evidenziato da un pronao esastilo, che si innalza per circa 30 metri, con colonne in stile architettonico neoclassico , mentre l'austerità dei prospetti del basamento è scandita da pilastri alternati a semicolonne, stemperata da ampie superfici vetrate nel registro superiore.

La copertura del pronao invece, alta circa dieci metri, è caratterizzata dalle falde curve ripetute su tutti i quattro lati, che formano una sorta di cupola quadrangolare la cui cima si raccorda al modulo centrale, suddiviso in due registri; in quello sottostante vi è il loggiato, che presenta venti colonne per ciascun lato, mentre quello superiore è caratterizzato da vetrate semicircolari.

Entrambi i registri riportano vistose cornici marcapiano. Al di sopra, ad un'altezza che va dai 40 a 80 metri, si eleva la grande cupola , a base quadrata, caratterizzata dalla volta allungata, con pareti convesse in muratura autoportante.

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La suddetta cupola è sovrastata da un'altra struttura, alta circa 20 metri, denominata "Tempietto", che ripropone il tema sottostante del colonnato. Siamo a circa metà altezza dell'intero edificio.

Questo Tempietto è raggiungibile mediante un elevatore senza guide fisse sostituite da spessi cavi d'acciaio che fungono appunto da guide situato esattamente nel centro dell'atrio sottostante, dando ai visitatori una panoramica interna della cupola a gradi.

Sempre di forma quadrata, il Tempietto è sorretto da due ordini esastili per lato ed è disposto su due piani, ma l'accesso ai turisti è consentito soltanto a quello inferiore. Sopra il Tempietto, si staglia la lunga guglia , costituita dal suo basamento, detto "Lanterna", alta 18 metri e del diametro di 15 metri, questa volta a base circolare, anch'essa provvista di un terrazzino.

Sopra la Lanterna, a partire da una quota di metri, svetta la cuspide della guglia, a base ottagonale e ispirata all' architettura neogotica. Questa ultima parte, oggi inaccessibile ai turisti, è costituita da dieci terrazzini circolari, via via sempre più piccoli: il primo, a 8 colonne, è quello che fa da tetto alla Lanterna sempre di 15 metri di diametro , da cui parte un altro colonnato simile, leggermente più piccolo, che termina col secondo terrazzino.

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Ancor più su, una serie di 5 terrazzini più piccoli, questa volta in metallo, del diametro che varia da 10 a 7 metri, quindi un'ultima serie di 3, in cemento armato, del diametro da 6 a 4,5 metri.

La Mole fu spesso giudicata un bizzarro tentativo di mediare tra forme neoclassiche e neogotiche, miste alle innovazioni tecnologiche del tempo.

La guglia venne successivamente rinforzata con l'impiego dell' acciaio , in seguito al rovinoso nubifragio del Il progetto originale prevedeva un edificio alto solo 47 metri [3] , e fu firmato il 15 dicembre I cantieri partirono subito dopo l'autorizzazione con Regio Decreto del 17 marzo L'architetto propose una serie di modifiche in corso, che prevedevano l'innalzamento della costruzione a metri, ovvero ben oltre i 47 metri proposti inizialmente per la sola cupola.

Tali modifiche, l'allungamento dei tempi di costruzione e i maggiori costi, risultarono sgraditi alla comunità ebraica che, nel , per mancanza di fondi, fece quindi terminare i lavori con un tetto piatto provvisorio, a circa 70 metri di altezza. Il terreno di Via Montebello su cui sorge, fu un antico bastione di mura della città, fatto demolire per ordine di Napoleone Bonaparte all'inizio dell' Ottocento , rendendo quindi il terreno più instabile.

Già lo stesso Antonelli, in pieno avanzamento lavori, dovette concepire un intelligente sistema di catene di contenimento , tiranti in ferro e intreccio di archi in mattoni. Si trattava, in pratica, di un significativo rinforzo strutturale ottenuto con accorgimenti tecnici atti a gravare in modo trascurabile sulla struttura. Un'altra versione narra che la costruzione venne ritenuta di tale importanza da essere acquistata dal Comune di Torino già durante la sua costruzione, al fine di destinarla a Museo Civico.

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L'altro vano obiettivo dell'amministrazione comunale fu quello di far terminare i lavori per l' Esposizione generale del In realtà, nonostante quell'anno i cantieri fossero invece ancora in corso, una piccola mongolfiera "Luis Godard", partendo dalla vicina Piazza Vittorio , proponeva un viaggio in cima per vedere i lavori da vicino, al modico prezzo di 5 lire.

Tuttavia, lo stesso pallone aerostatico, chiamato "Italo", fu fatalmente distrutto, a terra e senza vittime, da un fulmine il 28 aprile [5] , e sostituito poco tempo dopo dal suo successore il "Nouveau Italo", come raccontato dalla stampa dell'epoca.

Provvisto di balcone panoramico sulla città a gradi, è a questa altezza che il pubblico, al piano inferiore, ammira il paesaggio torinese.

Il disegno della statua fu commissionato allo scultore Fumagalli; il Genio, fatto di rame sbalzato e dorato, pesava circa kg, e aveva in una mano una lancia e nell'altra un ramo di palma.

Sulla sua testa fu previsto il posizionamento di un globo luminoso elettrico, ma fu invece deciso di mettere una piccola stella a cinque punte sorretta da un'asta. In tal modo, la statua raggiungeva un'altezza totale di 5,46 metri. Dopo la morte di Antonelli, il completamento della guglia fu curata soprattutto dal figlio Costanzo e dall'allievo Crescentino Caselli che, in quello stesso periodo, si stavano occupando anche del consolidamento del campanile della Chiesa di Santo Stefano a Venezia.